Giudice o avvocato firma un documento su un tavolo, su cui è presente un martelletto; concept: tribunale, diritto, legge

Per capire cos’è una ‘lite temeraria’ e perché in Italia fare giornalismo di inchiesta è difficile può essere utile conoscere come è finita la causa promossa dal senatore Matteo Renzi contro il Fatto Quotidiano. Nella causa, Renzi chiede a Marco Travaglio un risarcimento per danno di immagine di due milioni di euro per la pubblicazione di 700 articoli e 600 rubriche ritenute diffamatorie. La scelta di Renzi di indicare una cifra così importante per il danno di immagine potrebbe configurare la causa nella categoria che i giornalisti chiamano liti temerarie: azioni legali promosse più per intimidire la controparte che per avere giustizia.

Renzi vs Travaglio

Nei processi per diffamazione in sede civile le spese legali sono correlate alla domanda. In questo caso, considerando i due gradi di giudizio, le parcelle e le spese complessive delle due parti ammontano a circa 250 mila euro. Si tratta di spese che, indipendentemente dall’esito del processo, qualcuno deve pagare. In questo caso, Matteo Renzi ha vinto in primo grado, ma poi in appello la sentenza è stata ribaltata, e il giudice di ha condannato l’ex Presidente del Consiglio, in qualità di soggetto che ha perso la causa, a sobbarcarsi le spese legali di Travaglio liquidate in circa 122mila euro lordi (compresi CPA ed IVA), oltre a rimborsare a Travaglio 103 mila euro (80mila euro più interessi vari) che il senatore aveva ricevuto a titolo di risarcimento del danno a seguito della sentenza favorevole di primo grado. In totale 225 mila euro.

Tema del diritto, mazza del giudice, scrivania in legno, libri, tribunale, sentenza antitrust
Le spese per una causa civile milionaria possono arrivare a centinaia di migliaia di euro

Ma sul fronte economico c’è un altro aspetto da non sottovalutare. Nelle liti temerarie di questa portata chi perde deve pagare oltre alle spese legali della controparte la parcella del proprio avvocato che secondo le tariffe vigenti supera i 100 mila euro (escluse spese generali 15%, CPA 4% e IVA 22%). L’esito finale è che Travaglio ha vinto, ma non ha incassato un euro perché la persona che si difende non ha diritto a rimborsi di sorta. Ha solo evitato al Fatto Quotidiano di pagare spese legali astronomiche e, in caso di perdita, di risarcire il supposto danno di immagine milionario.

Quando una causa si trasforma in lite temeraria?

Matteo Renzi avrebbe potuto promuovere una causa per diffamazione chiedendo la pubblicazione della sentenza su alcuni quotidiani e un risarcimento simbolico (1 euro) oltre la cessazione della condotta. Questo è un percorso usato spesso da magistrati, accademici, politici, quando vogliono solo una pronuncia di principio. Questo percorso comporta spese legali ragionevoli, dai 10 ai 20 mila euro. La richiesta di danni milionaria sposta il baricentro della causa sul terreno economico e le spese arrivano a cifre stratosferiche.

Il concetto di lite temeraria non è correlato alla legittima richiesta di condanna per diffamazione, ma alla scelta di chiedere danni milionari (non dimostrabili) trasformando una tutela del diritto in un’operazione ad alto impatto economico che intimorisce qualsiasi editore o giornalista. È questo il punto che spesso sfugge: vincere come ha fatto Travaglio non significa guadagnare, ma solo evitare una spesa esagerata. Anche quando il giudice riconosce la fondatezza del lavoro giornalistico, una parte delle spese legali resta a carico di chi si difende, perché in genere non tutte le parcelle vengono rimborsate. Il risultato è che chi subisce una lite temeraria deve affrontare un processo assumendosi un rischio economico elevato, senza alcun ritorno. In questo meccanismo il rischio economico, più che la sentenza, finisce per essere lo strumento che pesa su chi fa informazione.

Giovane giornalista con microfoni e blocco per gli appunti in mano
Le liti temerarie possono avere un effetto deterrente su testate e giornalisti

Un sistema paradossale

Il paradosso è che chi promuove la lite temeraria raramente viene condannato dal tribunale per avere inventato dei danni inesistenti, per avere rallentato la giustizia e per i danni arrecati a chi è obbligato a difendersi nel processo. Avviare una lite temeraria il più delle volte funziona. Il piccolo editore ritira l’articolo in questione e trova subito un accordo pur di evitare il tribunale. Il giornalista freelance passa qualche notte insonne poi parla con gli avvocati e rinuncia a difendersi anche se ha raccontato la verità. C’è di più: giornalista ed editore probabilmente eviteranno in futuro inchieste critiche per evitare incidenti di percorso.

I giornalisti non sono tutti uguali davanti a una lite temeraria

I giornalisti di Report e i collaboratori freelance della trasmissione sono privilegiati perché possono condurre inchieste e, dopo le necessarie verifiche, mandare in onda il servizio senza timore. Anche se scatta una causa temeraria con danni milionari l’ufficio legale Rai segue la causa e copre tutte le spese. Diverso è il panorama per chi non lavora in Rai o nei grandi quotidiani. Fare informazione di servizio è difficile perché le cause milionarie fioccano e difendersi diventa davvero complicato. Se un servizio non piace al politico di turno, alla società (nel nostro caso aziende alimentari) scatta la causa querela milionaria e poco importa se i fatti raccontati sono veri. La causa non serve per ottenere giustizia ma per intimorire.

Anche Il Fatto Alimentare si trova oggi a dover affrontare una situazione simile: siamo attualmente impegnati in una causa contro il colosso dell’acqua minerale San Benedetto, che dopo tre decisioni sfavorevoli del Tribunale ha deciso di ricorrere in appello con una richiesta danni milionaria invece di un confronto sui fatti. Quando un’azienda alimentare chiede milioni di euro di danni, non sta solo cercando di tutelare il proprio marchio; sta costringendo una redazione a immobilizzare risorse enormi per difendersi.  È una forma di terrorismo economico. Per questo, continuare a scrivere la verità su ciò che mangiamo e beviamo diventa un atto di resistenza civile contro chi pensa di poter comprare il silenzio a suon di parcelle legali.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Fotolia

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Domenico
Domenico
28 Gennaio 2026 11:22

I governi invece dormono. Fatte le leggi giuste i caimani scompariranno e verranno messi in galera. Auguri.

Il Prefetto
Il Prefetto
28 Gennaio 2026 11:23

Egregio direttore, trattasi di domanda posta da persona veramente ignorante in materia….come funziona nel resto dei paesi del mondo con le liti temerarie ?

Ajeje
Ajeje
Reply to  Il Prefetto
29 Gennaio 2026 09:37

Penso sia una cosa tipica solo di questa nazione o altri posti diversamente sviluppati al massimo. Cose tristi, dannose e improduttive per la società.

Paoblog
Paoblog
28 Gennaio 2026 12:24

E noi, come consumatori, avremmo nelle mani lo strumento per colpire queste azienda nel portafoglio, boicottando in maniera puntuale e continuativa i loro prodotti.

Ma c’è troppa pigrizia che sfocia nel menefreghismo.

Tutti bravi a scrivere un paio di insulti sui social, poi se gli chiedi di cambiare abitudini di acquisto, si squagliano come neve al sole.

Anni fa dopo aver letto un articolo su “certi yogurt” al super ne parlavo con mia moglie, facendole leggere le etichette. Accanto a noi una coppia ascoltava quel che dicevo, si stupiva e metteva giù lo yogurt, poi, fatte spallucce, lo hanno rimesso nel carrello

Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire.

luigiR
luigiR
28 Gennaio 2026 12:59

si comprende benissimo l’assenza di qualche articolo di legge, nel panorama normativo, in grado di pesare su simili iniziative, tese a nascondere la verità dietro l’esercizio del proprio strapotere economico-finanziario o politico. a vostra conoscenza, c’è qualche proposta in corso che possa colmare questa lacuna?

Osvaldo F
Osvaldo F
28 Gennaio 2026 21:29

Chiedo scusa, il ragionamento che inizia con “Ma sul fronte economico le dolenti note…” non l’ho compreso, non ha senso logico: si voleva forse scrivere che Travaglio doveva anche avere un risarcimento? Se lo rilegge, si vede che qualcosa non torna. O manca. Buon lavoro

Vincenzo
Vincenzo
29 Gennaio 2026 09:34

Basterebbe, forse, introdurre anche qui, il principio di “capacità contributiva”. Mi spiego con un esempio. La grande catena alimentare XY chiede un milione ad un piccolo giornalista di provincia AB. Se XY vince la causa, AB pagherà un decimo della richiesta. Se XY perde la causa, pagherà cinque milioni ad AB,

Silvia Manzoli
Silvia Manzoli
29 Gennaio 2026 10:23

La resistenza de il “Fatto Alimentare” è eroica. Tutto il mio supporto morale ed economico con una piccola donazione annuale. Grazie per il lavoro di informazione che fate.

paolo
paolo
29 Gennaio 2026 10:24

In eu se non erro finalmente c’e’ la direttiva anti SLAPP (contro le liti temerarie) ma credo che l’Italia non l’abbia ancora recepita anche se probabilmente è il paese più colpito….ufffff!!!!!!

paolo
paolo
29 Gennaio 2026 10:59

Qui un recente tentativo dell’ordine dei giornalisti di far receperire all’Italia la direttiva anti SLAPP . https://odg.roma.it/30997-2/ A mio modesto parere sarebbe da recepire immediatamente.

rolf250
rolf250
29 Gennaio 2026 14:49

Le grandi aziende si avvalgono di consulenti legali, avvocati con i quali hanno un abbonamento di assistenza legale. Spesso sono proprio questi a promuovere le cause. Convincono l’azienda cliente a firmare per fare causa, ma lo scopo è di guadagnare loro perché le cause esulano dall’abbonamento.

Antonio
Antonio
29 Gennaio 2026 19:23

le chiedo in che modo possiamo esserle di aiuto?

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