Tra strategie di marketing e “rinnovate esigenze”: ecco perché lo storico cioccolatino ha perso il 12% del suo peso originale
La shrinkflation, o sgrammatura, può colpire i prodotti di tutti i giorni o quelli più ricercati, come i Baci Perugina. Di seguito pubblichiamo la lettera giunta in redazione.
Gentile redazione, per San Valentino ho acquistato al supermercato una graziosa confezione di Baci Perugina da portare a casa di amici. La scatola a forma di cubo mi ha incuriosito e poi il gusto dei baci è inconfondibile. Ho notato però che i singoli cioccolatini sembrano più piccoli di quelli che mio padre portava a casa pochi anni fa. La stessa cosa l’hanno rilevata alcuni amici con cui ho trascorso la piacevole serata. Si tratta di un caso di sgrammatura o abbiamo visto male noi? Giorgio.

Non è solo un’impressione del consumatore: il Bacio Perugina è diventato più piccolo. Avevamo trattato il tema due anni fa e per avere una risposta attendibile abbiamo chiesto all’azienda produttrice, la Nestlé, che ci aveva riposto ammettendo la riduzione di peso. Avevano però precisato che nonostante la sgrammatura avevano mantenuto della stessa ricetta e il medesimo involucro di carta di alluminio argentata con all’interno la cartina con la frase “d’amore”.
La Difesa di Nestlé: “Esperienza di Gusto” o Strategia?
Nestlé ci aveva spiegato che la nuova dimensione (introdotta nel 2019) servirebbe a “incontrare le rinnovate esigenze dei consumatori”. Nonostante le spiegazioni aziendali, il fenomeno ha un nome tecnico preciso: shrinkflation (o sgrammatura). È la strategia di ridurre le dimensioni di un prodotto mantenendo il prezzo invariato (o aumentandolo). Una riduzione del 12,58% non è un dettaglio trascurabile. Se su un singolo cioccolatino la differenza sembra minima, su un’intera confezione significa che il consumatore sta pagando la stessa cifra per ricevere, in proporzione, molto meno prodotto. Mentre l’involucro argentato e il cartiglio restano gli stessi, il “cuore” del Bacio si è rimpicciolito. Forse l’amore non ha prezzo, ma di certo oggi ha un peso diverso.
I Numeri del “Dimagrimento”
Non è solo una sensazione. Sebbene Nestlé motivi il cambiamento con la volontà di “migliorare l’esperienza di gusto”, i numeri parlano chiaro. Ecco il confronto tra il Bacio “storico” e quello attuale:


Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Io ho risolto il problema, semplicemente non acquistandoli più. Faccio la stessa cosa, se posso, anche con altri prodotti di peso o confezioni ridotte. Di solito trovi altri prodotti che non avevi mai preso in considerazione, basta leggere le etichette.
“Incontrare le rinnovate esigenze dei consumatori” è la traduzione in marketinghese del “ti p******* in testa dicendoti che è pioggia” 🙂
Secondo me non è importante la dimensione del singolo Bacio; non stiamo acquistando a pezzi ma a confezione sulla quale viene chiaramente indicato il peso nominale netto contenuto. Al consumatore spetta l’onere di darsi una svegliata e fare i dovuti paragoni prezzo/Kg per poi decidere se acquistare o no. Ci riteniamo tutti scienziati e poi “cadiamo” su questi stupidi e artifizi del marketing? Ma veramente abbiamo bisogno di una legge (sta per essere approvata!) che impone ai produttori di indicare in etichetta che il prodotto è stato “sgrammato”?
Che il consumatore debba leggere con attenzione, è corretto, ma nel caso della sgrammatura le confezioni restano quelle di sempre (quindi sovradimensionate), con il medesimo prezzo e non ci sono scritte che evidenziano il “nuovo formato (ridotto)”.
Quindi, si, il consumatore deve verificare quello che compra, tuttavia un’azienda seria informa il cliente di eventuali variazioni, tanto più se a danno del consumatore.
Per rispondere alla tua ultima domanda: si, ce n’è bisogno, eccome!
Abbiamo sempre meno tempo per la spesa, spesso la facciamo “a memoria”, prendendo il prodotto a cui siamo abituati senza guardare né peso né prezzo… accorgendoci poi a casa della “sorpresa”. E la cosa infastidisce parecchio.
Per quanto sia d’accordo che la spesa debba sempre essere ponderata e consapevole, non trovo giusto caricare in groppa al consumatore tutte le responsabilità, lasciando ad un marketing sempre più furbesco il campo libero per inventare nuovi modi per nascondere la polvere sotto il tappeto, contando sulla distrazione del consumatore medio e sul successivo “effetto assuefazione”.
Davvero creativa la risposta della Nestlé, non c’è che dire.
Io nel mio piccolo faccio quello che posso per evitare queste fregature, giorni fa stavo mettendo nel carrello una tavoletta Milka che pensavo fosse da 100 g, quando guardando bene la confezione ho visto scritto 90 g sono corso subito a riporla nello scaffale del supermercato e ne ho presa un’altra non “sgrammata”.