Più stabili, sicuri e resistenti agli antibiotici: i metaboliti della fermentazione che potenziano il sistema immunitario e la salute del cervello.
I postbiotici, metaboliti prodotti dalla fermentazione microbica, rappresentano una nuova frontiera della nutrizione funzionale per il loro ruolo nel supportare microbiota e sistema immunitario. Più stabili e sicuri dei probiotici, si trovano negli alimenti fermentati e vengono prodotti anche dal microbiota intestinale stesso.
Negli ultimi anni si è assistito a una crescente diffusione dei postbiotici che, insieme ai già noti probiotici, contribuiscono al benessere intestinale. Il mondo di probiotici e postbiotici rappresenta oggi un ambito di ricerca particolarmente dinamico, orientato a comprendere in che modo queste specifiche molecole possano influenzare il sistema immunitario attraverso la modulazione della composizione del microbiota intestinale. In questo contesto, i postbiotici si configurano come la frontiera più avanzata della nutrizione funzionale applicata al microbioma.

L’ISAPP (International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics) definisce i postbiotici come una «preparazione di microrganismi inanimati e/o dei loro componenti che conferisce un beneficio per la salute all’ospite». Tale definizione, tuttavia, è oggetto di dibattito, in quanto accorpa categorie differenti includendo anche batteri inattivati e loro componenti strutturali. Al contrario, altri ricercatori – tra cui la professoressa Rescigno – docente di patologia generale all’Humanitas University ed esperta di microbiota – propongono una definizione più restrittiva, secondo cui i postbiotici consistono esclusivamente nei metaboliti rilasciati dai batteri, escludendo cellule e loro derivati.
Effetti dei postbiotici sull’organismo
Una recente review pubblicata su Journal of Neuroimmunology ha analizzato le evidenze disponibili sul ruolo dei postbiotici nella modulazione della neuroinfiammazione e dell’invecchiamento cognitivo, evidenziando il loro potenziale come strategia promettente e aprendo nuove prospettive nel rapporto tra alimentazione, microbiota e salute cerebrale.

Diversi studi hanno dimostrato che attraverso processi di fermentazione guidata, gli alimenti vengono trasformati da microrganismi – inclusi quelli probiotici – in postbiotici, ovvero composti bioattivi con proprietà diversificate e potenziali benefici per la salute. Molecole derivate da questo stesso processo, quali butirrato, lattato e peptidi batterici sono in grado di rafforzare la barriera intestinale, ridurre l’infiammazione sistemica e migliorare la resilienza neuronale ai processi degenerativi legati all’età.
Questi composti sono oggetto di crescente interesse anche in ambito clinico, dove vengono studiati come possibili alternative o supporti terapeutici, in particolare nelle condizioni infiammatorie croniche. La ricerca si sta concentrando sulla comprensione delle interazioni tra specifiche molecole funzionali e sistema immunitario, nonché sul loro impatto sulla composizione e sull’attività del microbiota intestinale.
A conferma del ruolo centrale del microbiota e dei suoi metaboliti nella regolazione della salute, anche la professoressa Rescigno, ha evidenziato come i postbiotici siano in grado di interagire con il sistema immunitario, contribuendo alla modulazione delle risposte infiammatorie.
Vantaggi dei postbiotici
I postbiotici agiscono modulando il sistema immunitario e migliorando l’ambiente intestinale, anche attraverso l’apporto di molecole benefiche come gli acidi grassi a corta catena. La loro assunzione può risultare utile per:
- regolare il transito intestinale;
- ridurre l’infiammazione cronica;
- supportare le difese immunitarie.
Negli ultimi anni l’interesse verso i postbiotici è cresciuto rapidamente, anche grazie al loro favorevole profilo di sicurezza e stabilità. A differenza dei probiotici, non richiedono condizioni specifiche per mantenere la vitalità e risultano meno sensibili a fattori come temperatura, pH e modalità di conservazione, rendendoli più facilmente integrabili in alimenti, integratori e applicazioni cliniche.
Inoltre, essendo prodotti del metabolismo microbico e non organismi vivi, non vengono inattivati dalle terapie antibiotiche, risultando quindi compatibili in trattamenti concomitanti.
Alla luce di queste caratteristiche, i postbiotici emergono come una strategia promettente per il mantenimento e miglioramento del benessere del microbiota, sebbene siano necessari ulteriori studi per definirne appieno il potenziale applicativo.
I fermentati: cibi ricchi di postbiotici
In generale, quando si parla di alimenti che “contengono” postbiotici, ci si riferisce a cibi che hanno già subito un processo di fermentazione. In questi prodotti i microrganismi hanno già svolto la loro attività metabolica, trasformando la materia prima e lasciando una complessa miscela di composti bioattivi che possono contribuire al benessere dell’organismo.
Fra le matrici più comuni usate nel processo di fermentazione c’è il latte. Secondo uno studio preclinico della prof.ssa Rescigno, l’effetto di questa sostanza fermentata ha un ruolo nell’inibire batteri o virus patogeni nelle infezioni e infiammazioni. Durante la fermentazione del latte, infatti, si generano sostanze come acido lattico e peptidi bioattivi. Il kefir di latte, ad esempio, si distingue per la ricchezza e varietà dei metaboliti prodotti, tra cui il kefiran, associato a potenziali effetti antinfiammatori. Anche lo yogurt, in particolare quello greco, rappresenta una fonte significativa di composti derivati dalla fermentazione, come acido lattico e oligosaccaridi. I formaggi stagionati, quali Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino, grazie ai lunghi tempi di maturazione, contengono elevate concentrazioni di metaboliti come acidi grassi a corta catena e peptidi con possibili effetti benefici, oltre a una quota rilevante di aminoacidi liberi già parzialmente “predigeriti”.

I vegetali fermentati
Un’altra categoria di grande interesse è rappresentata dai vegetali fermentati. Attraverso la fermentazione lattica si generano acidi organici che contribuiscono ad abbassare il pH, creando un ambiente favorevole alla salute intestinale. I crauti, se non sottoposti a pastorizzazione, sono particolarmente ricchi di acido lattico e acetico, oltre che di vitamine del gruppo B prodotte dai microrganismi durante il processo fermentativo. Il kimchi, tipico alimento della tradizione coreana, contiene una varietà di metaboliti derivati dalla fermentazione batterica. Anche i sottaceti in salamoia – ottenuti tramite fermentazione naturale in acqua e sale – costituiscono una fonte interessante di postbiotici. Diversamente, i prodotti conservati in aceto presentano un’acidità dovuta ad aggiunta esterna e non al risultato di un processo fermentativo biologico.
La fermentazione della soia offre ulteriori esempi rilevanti. Alimenti come miso e tempeh presentano una maggiore biodisponibilità di composti bioattivi, tra cui isoflavoni come genisteina e daidzeina, associati a effetti protettivi sul piano cardiovascolare. Il natto, alimento giapponese, prodotto tramite fermentazione con Bacillus subtilis, contiene nattokinasi, un enzima di interesse per la salute vascolare.
Il pane a lievitazione naturale
Un caso emblematico è rappresentato dal pane a lievitazione naturale. Durante la lunga fermentazione del lievito madre si formano numerosi metaboliti, tra cui acidi organici ed enzimi che contribuiscono a modificare la struttura dell’alimento, riducendo, ad esempio, l’indice glicemico e aumentandone la digeribilità. Sebbene la cottura elimini i microrganismi vivi responsabili del processo di fermentazione, i composti rilasciati rimangono nel prodotto finito, rendendo il pane una fonte di postbiotici.
È importante sottolineare infine che la principale “fabbrica” di postbiotici è il microbiota intestinale stesso. Il consumo di fibre – presenti in legumi, cereali integrali, aglio e cipolle – fornisce i substrati necessari ai batteri intestinali per produrre metaboliti come gli acidi grassi a corta catena, fondamentali per la salute dell’intestino e dell’intero organismo.
Rossella Ierardi, Nutrizionista e Ricercatrice Università di Milano Bicocca
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