uomo anziano prepara cibo vegano

Non è solo una questione di etichetta: uno studio canadese rivela l’impatto psicologico e le “fratture” relazionali che colpiscono chi sceglie di eliminare i prodotti animali

Scegliere di diventare vegani, cioè di avere un regime che escluda qualunque tipo di alimento di origine animale e qualunque prodotto che possa essere associata a sfruttamento – e quindi, oltre alla carne e al pesce anche latte e latticini, uova, miele e così via – può essere molto impegnativo dal punto di vista psicologico e sociale, al punto da cambiare le modalità di relazione, i comportamenti e in certi casi la personalità. La scelta vegana, per quanto in aumento, riguarda infatti ancora una percentuale piccola di persone, e viene spesso osservata con una certa diffidenza, quando non con sufficienza: reazioni con le quali non tutti coloro che diventano vegani hanno familiarità, e che non tutti imparano a gestire.

Un tuffo tra i vegani

Per capire un po’ meglio questi aspetti gli esperti di marketing e psicologia della Concordia University di Montreal, in Canada, hanno fatto una ricognizione nel mondo vegano non limitandosi ai metodi tradizionali, ma immergendosi per mesi in quella comunità, al fine di cogliere anche i dettagli dei cambiamenti psicosociali incontrati da chi diventa vegano.

Tra il 2017 e il 2022, oltre a condurre interviste molto dettagliate a una ventina di vegani che erano diventati tali per motivi etici per periodi che variavano da qualche settimana a più di 13 anni, e che erano passati da diverse fasi (pescetarianesimo, vegetarianesimo e così via) e ad altrettanti scelti in base al gruppo etnico, gli autori hanno cercato di entrare nel mondo vegan nel modo più ampio possibile.

Hanno letto libri e articoli sui media, sui blog e sui siti dedicati, e hanno seguito podcast e video su argomenti che variavano da quelli più specifici e concreti a quelli più filosofici. Inoltre hanno frequentato di persona festival e raduni, social media, associazioni, e manifestazioni pubbliche di protesta (compresi alcuni picchetti ai macelli e ai circhi). Il risultato è stato una classificazione di quelle che hanno chiamato “fratture” e una delle possibili reazioni, illustrate entrambe in un articolo pubblicato sul Journal of Consumer Research.

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Diventare vegani può portare delle nuove modalità in pratiche consolidate come i pasti in famiglia

Tre fratture e quattro reazioni

I ricercatori hanno definito i traumi affrontati dai vegani come fratture, perché comportano un cambiamento, a volte brusco, nelle relazioni, e li hanno suddivisi in tre categorie:

Fratture da co-performance: si determinano quando, a causa del veganesimo, vengono introdotte nuove modalità o comunque nuovi elementi in pratiche consolidate come i pasti in famiglia. Questi cambiamenti richiedono adattamenti da parte di chi partecipa a quelle occasioni di socialità che possono causare tensioni, incomprensioni e possono far giudicare il vegano come persona difficile.

Fratture da co-apprendimento: si definiscono così quelle che insorgono all’interno della comunità dei vegani quando i neofiti si rivolgono ai veterani per consigli e indicazioni. Per esempio, possono esserci incomprensioni su che cosa sia un alimento vegano, che cosa escludere e che cosa ammettere e in quali circostanze e così via, e anche su come interagire tra vegani. La rigidità, tuttavia, – commentano gli autori – può allontanare potenziali vegani o respingere chi ha appena intrapreso quel percorso.

Fratture da mercato: sono provocate dalla difficoltà nel reperire prodotti e pasti vegani, sempre presente nonostante ci siano chiari segnali di miglioramento rispetto a qualche anno fa. Si tratta però ancora di un mercato di nicchia, e non trovare quanto si cerca agevolmente, o essere costretti a spendere di più, può costituire un fattore di dissuasione per i neofiti.

Come hanno scritto gli autori, molti vegani lamentano queste fratture e non pochi ammettono di essere stati tentati dall’abbandono, anche per non aver avuto la possibilità di esprimere le proprie difficoltà sentendosi compresi: è importante, invece, che ne possano parlare.

Le reazioni

Per quanto riguarda le reazioni, gli autori le hanno suddivise in quattro tipologie:

La decodifica: i vegani cercano di spiegare le proprie ragioni ad amici e familiari, mentre continuano a informarsi da altri membri della comunità su aspetti quali, per esempio, la corretta lettura delle etichette e dei menu e su come destreggiarsi in un mercato pensato per gli onnivori.

Il disaccoppiamento: per evitare conflitti alcuni vegani cercano di sdoppiarsi, e cioè di comportarsi come gli onnivori quando sono con loro, per prevenire conflitti: per esempio, portano con sé il proprio pasto, in modo da non dover richiedere alimenti particolari e diversi da quelli degli altri e continuare a condividere lo spazio e il tempo, se non il cibo.

Il disinvestimento: è la rinuncia tipica dei più intransigenti, e comporta evitare ogni situazione potenzialmente complicata (per esempio, una cena con amici onnivori, cui il vegano sceglie di non partecipare).

Il mimetismo (chameleoning): come un camaleonte, il vegano si adatta e cambia a seconda delle situazioni, accondiscendendo a temporanee deroghe alla sua dieta per non creare attriti.

“Se ci si discosta dalle abitudini più diffuse, per ragioni etiche” hanno concluso gli autori “bisogna ricordarsi che gli altri possono interpretarlo come un tentativo di imporre le proprie regole morali e di modificare pratiche consolidate magari da tutta la vita. Molti gesti di consumo hanno risvolti morali, e quando c’è di mezzo la morale i conflitti sono inevitabili”. Non si deve quindi rinunciare alla propria scelta: basta conoscere le difficoltà anche psicologiche cui si va incontro, ed essere pronti a gestirle al meglio.

© Riproduzione riservata –  Foto: Depositphotos.com, Future Foods

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21 Commenti
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Alessandro
Alessandro
19 Marzo 2026 14:12

Sono vegetariano da 16 anni ormai e, per esperienza, so che è molto complicato. Quello che però non capisco è la “difficoltà nel reperire prodotti e pasti vegani”.
La cucina italiana è piena di ricette vegane o che lo possono diventare con piccole variazioni (pasta al sugo?).
Sono di Lecce e molti piatti regionali non includono nessun prodotto animale:
orcchiette con le cime di rapa, “ciceri e tria”, cime di rapa stufate, puré di fave con le cicorie, ecc.
Certo bisogna preparare da sè questi piatti, questo è vero, ma fa parte del miglioramento della propria vita, credo.

Peppo
Peppo
Reply to  Alessandro
20 Marzo 2026 08:48

Condivido in pieno. Anzi preparare cibi vegetali è più facile e meno impegnativo sia socialmente che tecnicamente. Il problema del pasto “vegano” è che fa pensare a una categoria di cibi introvabili, quando invece è sufficiente preparare pietanze con ortaggi e frutta per risolvere ogni inghippo legato alla scelta.
In realtà i cibi vegani sono una declinazione vegetale dei cibi pronti dell’industria dell’alimentazione, della serie: cotolette, nuggets, affettati, creme etc che tra l’altro sono ultra-ultraprocessati e dannosissimi per la salute. E tale circostanza associa il vegano alla difficoltà di trovare ciò che lo sfami, che è un pregiudizio sociale.
Sono al quattordicesimo anno vegano, e come dico io senza etichettarmi, di esclusione di ogni cibo di derivazione animale .

Paolo Orfeo
Paolo Orfeo
19 Marzo 2026 15:09

Sono vegetariano da oltre 10 anni e, in tutta sincerità, non ho alcun trauma quando vado a cena fuori o nei pasti di famiglia. Mi pare che si stia esagerando.

Federica
Federica
Reply to  Paolo Orfeo
20 Marzo 2026 06:26

Io sono vegana da 3 anni e per me è molto più semplice

Stefania
Stefania
Reply to  Paolo Orfeo
23 Marzo 2026 22:54

Vegetariano, non è vegano. Io sono Vegana da 8 e prima sono stata vegetariana per 12anni. Molto piu difficile essere vegano per la socialità e reperibilità del cibo, soprattutto in viaggio

Stefan Danov
Stefan Danov
20 Marzo 2026 04:51

Sono 16 anni che non mangio animali, 14 vegan. È vero che bisogna adattarsi ma a quale prezzo? Dissociarsi dalla propria etica per abbracciare quella di chi considera gli animali alla pari degli oggetti inanimati per deliziarsi il palato senza sensi di colpa? Molto meglio l’isolamento sociale. Se la società ha una morale mostruosa, per quale motivo mi dovrei associare? Per sembrare un mostro come gli altri? Anche no!

Alessandra
Alessandra
Reply to  Stefan Danov
20 Marzo 2026 17:16

Ecco una tipica uscita da vegano intransigente saccente che va in giro a conferire epiteti dozzinali e superficiali, ovviamente non richiesti.

Leggendo questo articolo, sulla parte dedicata ai “traumi sociali” mi veniva da sorridere (ma poi mi sono detta: tanto i commenti parleranno da soli… e infatti eccoci): A me è capitato troppo spesso di essere quella traumatizzata da esseri ‘senzienti’ che hanno la credenza di saper pensare meglio degli altri per via di una scelta personale. Esseri che poi magari trattano le altre persone con la sensibilità di una ciabatta, o peggio. Senza contare gli assoluti geni che fanno violenza sui propri animali costringendo carnivori al 100% a diete vegetali che mettono a rischio la loro salute…
E poi danno nomignoli come “mangiacadaveri”…’assassini”… “mostri”, o se ne escono con frasi del tipo …”non mangiarmi i tuoi cadaveri davanti”… “io la tua pizza marinara fatta in casa da zero non la mangio, e neppure i tuoi pomodorini ripieni, chissà cosa ci hai messo dentro”. Ad alta voce, perché il loro giudizio sacro-invasato lo devono sentire anche i sassi in cina. E la persona onnivora di fronte, che non stava dicendo o facendo nulla, si trova costretta a difendere se stessa, magari durante una pausa pranzo di una giornata di mobbing su lavoro, quando pensava di fare un bel gesto nei confronti di una collega vegana (sì, parlo per esperienza personale… e ne ho molte simili).
Grazie al cielo non sono tutti così, ma tanti sì.
Altro che trauma o isolamento sociale!.

Tesoro: non c’è nulla da giudicare né in bene, né un male. Essere vegan è una TUA scelta, una TUA responsabilità e una TUA etica. Tienti i tuoi “Dissociarsi dalla propria etica per abbracciare quella di chi…bla bla *inserire insulto*”, per il tribunale nel tuo cervello.
Essere vegani non è un problema di per sè, lo diventa quando questa scelta di vita fa sì che uno si senta in diritto di mettersi in cattedra nei confronti di scelte diverse che hanno pari valenza. Né più, né meno: pari.

La vita è già di per sé difficile, cerca di non essere la rottura di scatole in più che non mancava alla vita di qualcuno. Questo vale per tutti, vegani e non.
Altrimenti sì, l’isolamento sociale va benissimo, specie per coloro dai quali ci si vuole isolare.

Corrado
Corrado
Reply to  Alessandra
22 Marzo 2026 08:35

Grazie, non avrei mai potuto spiegare meglio ciò che penso e sento, di come l’hai scritto.

Massimiliano
Massimiliano
Reply to  Alessandra
23 Marzo 2026 09:05

Non avrei saputo dirlo meglio!

Federica
Federica
20 Marzo 2026 06:24

In realtà non è proprio tutto così drammatico e’ molto più semplice di quanto si pensi!

Daniela
Daniela
20 Marzo 2026 08:32

Perché dovrei sentirmi a disagio se sono vegan o vegetariano? Perché lo stesso disagio non lo dovrebbe sentire chi si ciba di esseri senzienti..ogniuno dovrebbe essere libero di fare le sue scelte senza essere sempre giudicati..GIUDICATI POI DA CHI?

emanuela
emanuela
20 Marzo 2026 09:45

sono vegetariana da circa 15 anni e non ho mai avuto problemi. Parenti, amici e conoscenti rispettano completamente la mia scelta, spesso ho visto, nei pranzi fuori, che si preoccupavano che ci fosse cibo vegetariano per me. Forse bisogna sapersi porre, in fondo io sono diventata vegetariana a 50 anni, perche’ dovrei giudicare gli altri?

.Miria marini
.Miria marini
20 Marzo 2026 14:56

Mia nipote 32enne e vegana è riduttivo pensarla solo come dieta. È una filosofia di vita nel massimo rispetto del mondo Animale. poichè lo fa per convinzione profonda non ne sfugge minimamente.. Compensa l’alimentazione con proteine vegetali e sta benissimo. Inoltre è sanissima e molto attiva ed apprezzata sul posto di lavoro. Non ha complessi ed anzi direi che è molto spigliata e propositiva

Angelo
Angelo
20 Marzo 2026 20:50

Lavoro in un ufficio con altri 13 colleghi di cui una vegana. Quando organizziamo una cena o un pranzo, chi se ne occupa verifica sempre che nel menù ci siano scelte adatte. E soprattutto non ho mai sentito battute o commenti sgradevoli da parte dei non vegani.

Sandra
Sandra
20 Marzo 2026 22:58

Come spesso accade, quando una scelta si discosta dal pensare comune diventa un problema, e nel diventarlo si mettono in campo strategie assurde per arginarlo.
Se essere vegetariani o vegani è una scelta consapevole, amata e abbracciata da una pratica corretta non vedo quali traumi possano esistere. Casomai sarebbe auspicabile una maggiore comprensione in chi oppone scelte differenti spesso frutto di attenzione e amore verso gli animali, e non di mode.
Sono vegetariana da tre anni, lo dichiaro apertamente in ogni occasione conviviale senza remora o disagio. Sempre accolto con un sorriso le perplessità degli altri.
S.

Emanuele
Emanuele
21 Marzo 2026 03:39

Al di là della scelta personale, che può essere condivisa o meno, basare un articolo su una ricerca costruita su un campione di circa 20 vegani mi sembra limitato rispetto alla complessità del fenomeno, soprattutto se si vogliono trarre considerazioni più generali.
Un campione così ridotto può descrivere alcune esperienze, ma non è sufficiente per rappresentare un fenomeno nel suo complesso.
Senza negare che possano esistere difficoltà sociali legate a questa scelta, non credo sia corretto rappresentarle con il livello di criticità descritto, come se fossero necessariamente diffuse o generalizzabili. Esistono molte persone vegane che mantengono una vita sociale attiva senza particolari rinunce o “fratture”.
Per esperienza personale, ad esempio, frequento abitualmente contesti con persone onnivore senza che questo comporti problemi, se c’è un minimo di organizzazione.
Inoltre, se non erro, il campione è stato selezionato in Canada: un contesto culturale specifico che potrebbe non essere rappresentativo di altri paesi, dove queste dinamiche possono variare anche in modo significativo.
Per questi motivi, l’articolo mi sembra offrire una rappresentazione parziale del fenomeno. Naturalmente, potrei anche non avere tutti gli elementi per valutarlo completamente.

Mauro
Mauro
21 Marzo 2026 10:11

Continuo a considerare il veganesimo come una moda destinata a cessare e pertanto non sono interessato ai motivi pretestuosi avanzati dai vegani a giustificazione di un regime alimentare irrazionale e potenzialmente dannoso e che vorrebbero imporre a chi si alimenta normalmente.

Riccardo
Riccardo
Reply to  Mauro
26 Marzo 2026 10:54

Mi dispiace signor Mauro che lei la pensa così. Dalla foto sembra che abbia già percorso molti anni della sua vita (almeno che la foto non corrisponda alla sua persona) e quindi dovrebbe aver raggiunto un po’ di quella saggezza che il passare degli anni e delle mode ci permette di raggiungere. La saggezza è importante perché si ottiene con la conoscenza. E la conoscenza è il sale della vita umana, visto che l’istinto non ci appartiene più. Capisco che i tempi in cui viviamo siano l’antitesi della possibilità di conoscenza, ma affermare che i motivi avanzati dai vegani siano pretestuosi e modaioli e che la dieta vegana sia dannosa, mi pare un discorso di qualcuno che ha vissuto in una stanza vuota e bianca per tutta la vita. Mi permetto di sottolineare anche che definire la propria dieta “normale” è sintomo di una chiusura mentale decisamente dannosa e pericolosa, per tutte le persone, umane e non, della faccia della Terra. Ripeto, capisco che i tempi della conoscenza e della cultura siano difficili, ma ognuno/a è responsabile di sé stesso/a e quindi si può ancora uscire dalla mediocrità, leggendo, studiando, conoscendo ed evitando di sparare cose a caso. La ringrazio se vorrà aprire un po’ i suoi orizzonti e cercando di capire veramente i motivi di una scelta vegana. Anzi, le do uno spunto ulteriore: la scelta di una vita antispecista.

Paola
Paola
22 Marzo 2026 07:29

Sono vegana da 10 anni e non nessun trauma, anzi. Sono i cosiddetti mangia carne, che si fanno elucubrazioni sui vegani, ognuno vive e mangia quello che gli pare.

Primo
Primo
23 Marzo 2026 11:25

Il tono dell’articolo è corretto. Anche per un vegetariano non è una cosa facile. Finchè si mangia a casa o si frequentano certi posti è tutto facile. Quando si va da amici, a cerimonie o ad eventi la cosà è più rognosa. Purtroppo è così…

Anna Maria
Anna Maria
24 Marzo 2026 11:49

Sono diventata vegetariana trent’anni fa e vegana da dieci, e non trovo grosse difficoltà, soprattutto negli ultimi anni a reperire cibo vegano. E come commenta Alessandro da Lecce, la cucina salentina ad esempio è ricchissima di piatti naturalmente vegani che si possono trovare in quasi tutti i ristoranti, soprattutto quelli di cucina tipica. Se sono invitata a cena porto tranquillamente il cibo preparato da me cogliendo l’occasione per far provare sapori diversi agli amici onnivori, senza rinunciare alla convivialità dei pasti. Sarebbe bello se si smettesse di giudicare la nostra scelta e se la finissero di prenderci per i fondelli, o peggio di parlare con evidente soddisfazione in nostra presenza di animali macellati.

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