Sulle etichette, può capitare che le aziende esagerino un po’ quando devono descrivere i pregi del prodotto di turno, tanto da sfociare nell’ambito delle diciture salutistiche e nutrizionali. Queste però, devono essere adeguatamente supportate dalle evidenze scientifiche, altrimenti si rischia di incorrere in violazioni delle norme. Una lettrice ci chiede se è il caso dei biscotti che “fanno bene al cuore” da lei segnalati. Risponde Dario Dongo, avvocato esperto in diritto alimentare.
La lettera sui biscotti
Vi scrivo perché mi sono imbattuta in dei biscotti per la colazione che trovano nel pack la dicitura ‘fa bene al cuore e alle papille’. Mi chiedo se questa non potrebbe essere ingannevole, dato che fa riferimento al cuore non avendo nessun claim salutistico a cui si riferisce.
Simonetta
La risposta di Dario Dongo
Il Nutrition and Health Claims Regulation (EC) No 1924/06 definisce come ‘indicazioni sulla salute’ “qualunque indicazione che affermi, suggerisca o sottintenda l’esistenza di un rapporto tra un categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute” (articolo 2, comma 5). E le indicazioni sulla salute possono venire utilizzate, nel l’informazione commerciale relativa agli alimenti, solo se espressamente autorizzate ai sensi del citato regolamento.
L’etichetta in esame, nel riportare la dicitura “fa bene al cuore e alle papille”, potrebbe in effetti indurre in errore il consumatore circa possibili benefici per l’apparato cardiovascolare associati al consumo del prodotto. A maggior ragione in quanto tale dicitura è associata a un pittogramma che rappresenta il simbolo del cuore.
Si configura perciò il concreto rischio di violazione del Nutrition and Health Claims Regulation, sebbene questa non fosse in tutta evidenza la volontà dell’operatore, il cui ufficio marketing ha provato a esprimere – se pure con modalità non corrette – l’idea di un prodotto gratificante per la qualità degli ingredienti e le proprietà organolettiche.
La nostra squadra di FARE è a disposizione degli operatori che intendano valorizzare al meglio i propri prodotti e filiere, all’insegna della trasparenza e del rispetto delle normative applicabili.
Dario Dongo
© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos




Buongiorno, è normale che nei tris mozzarella da 100 g sulla confezione peso netto stampato sia il peso già citato ma in realtà sono 90 g e in altre confezioni stampato 90 g ma in realtà sono 75 g?
Legalmente è permesso? Grazie e Buona giornata.
Ne avevamo parlato in diversi articoli. Purtroppo è un fenomeno abbasta diffuso. Secondo per legge l’errore massimo tollerato per un prodotto preconfezionato da 100 a 200 g o ml è di 4,5%. Vuol dire che una mozzarella che sulla confezione indica 90 grammi di peso sgocciolato può arrivare a pesare 85,95 grammi e rispettare comunque la normativa. Nel caso segnalato la differenza di peso è più ampia del 4,5%. Qui alcuni articoli: https://alimentazionebenessere.club/?s=mozzarelle+sottopeso
Grazie.
a volte l’effetto cumulato del danno da stress derivante da “quanto male mi farà il carico glicemico e lipidico di questo biscotto” produce una reazione di eguale intensità e verso contrario, che ben spiega e per me in parte giustifica il tono un po’ strafottente di questo packaging. Se cerco qualcosa di salutare, più che prendermela con i biscotti bugiardi farei colazione con cereali integrali, frutta, altro.