Coccinella su un fiore di camomilla in un prato

Tra promesse di sostenibilità e realtà dello scaffale: la dura critica di un consumatore sul packaging sovradimensionato di Bonomelli

Gentile redazione de Il Fatto Alimentare, vi scrivo per segnalarvi un caso che, da semplice consumatore, trovo quantomeno distopico. Ho acquistato una confezione di “Camomilla Setacciata Bonomelli con Melatonina e Magnesio”. All’apertura di una scatola di dimensioni decisamente generose, mi sono trovato davanti soltanto 14 bustine. Lo spazio vuoto all’interno è evidente e l’impressione è quella di un imballaggio sproporzionato rispetto al reale contenuto.

Trovo questa scelta particolarmente problematica se messa in relazione ai messaggi presenti sulla confezione stessa. Da un lato si sottolinea l’attenzione all’ambiente, l’uso di materiali differenziabili, la presenza del logo “Bonomelli rispetta la natura” e si specifica che l’energia elettrica dello stabilimento proviene da fonti rinnovabili; dall’altro si utilizza una quantità significativa di cartone per contenere un numero molto limitato di bustine, con un evidente spreco di materiali e un aumento inutile di volume nel trasporto e nello stoccaggio.

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Il packaging sovradimensionato della camomilla Bonomelli

Al di là della correttezza formale delle indicazioni sulla raccolta differenziata o dell’origine dell’energia utilizzata nel processo produttivo, credo che il punto centrale sia un altro; ridurre davvero l’impatto ambientale significa anche ripensare a monte le scelte di packaging, evitando confezioni sovradimensionate che danno un’illusione di abbondanza e che finiscono per essere, nella pratica, aria e carta.

Il riferimento alle fonti rinnovabili, se non accompagnato da una reale riduzione dei materiali e degli sprechi, rischia di diventare un elemento di comunicazione più che di sostanza. Da consumatore, il messaggio che passa è contraddittorio e poco credibile, e si avvicina molto a ciò che viene comunemente definito greenwashing.

Vi allego alcune foto della confezione. Spero possiate approfondire il tema, perché credo riguardi non solo questo prodotto specifico, ma una tendenza più ampia nel settore alimentare e para-alimentare.

Alessandro

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L’impegno dell’azienda per la sostenibilità

La risposta dell’azienda

Gentile Consumatore, desideriamo ringraziarLa per la segnalazione, che ci consente di approfondire in maniera puntuale gli aspetti da Lei sollevati, permettendoci anche di raccontare meglio le numerose attività che Bonomelli mette in campo per garantire sia la sicurezza dei suoi prodotti che la loro sostenibilità.

Rispetto alle sue lecite osservazioni, ci teniamo a confermare che il pack della “Camomilla Setacciata Bonomelli con Melatonina e Magnesio” segue logiche di sicurezza del prodotto, di efficientamento produttivo e di impatto ambientale. Prima di tutto, l’attuale pack della “Camomilla Setacciata Bonomelli con Melatonina e Magnesio”, come tutte le confezioni dei prodotti Bonomelli, risponde a precisi requisiti tecnici di conservazione, fungendo da barriera meccanica e riducendo l’esposizione ai raggi UV. Quindi è concepito per aumentare la protezione del prodotto e per preservarne qualità, sicurezza e shelf life.

In termini di efficientamento, ci teniamo a spiegare che la catena automatizzata dedicata alla produzione e al confezionamento della suddetta Camomilla è programmata su una linea produttiva omogenea a cui vengono adattate diverse referenze di Camomille Bonomelli. Ciò significa che la stessa confezione può contenere quantità diverse di prodotto, senza necessità di sviluppare un pack dedicato per ogni singola referenza prevista dalla gamma di Camomille Bonomelli. Proprio questa catena automatizzata dedicata alla produzione e al confezionamento della “Camomilla Setacciata Bonomelli con Melatonina e Magnesio”, che lavora su formati standardizzati come già specificato, ci ha permesso di diminuire il numero di involucri trasparenti degli astucci, riducendo di conseguenza l’immissione di 6 tonnellate di plastica nell’ambiente ogni anno.

A ciò si aggiungono altri interventi sul pack in ottica green, come la conversione del filtro della camomilla in materiale compostabile, l’eliminazione della graffetta metallica con l’inserimento della termosaldatura, la sostituzione dello storico filo di cotone con quello in PLA (bioplastica di origine naturale) 100% compostabile.

Tutte queste scelte, portate avanti in questi anni, confermano l’attenzione che Bonomelli da sempre destina tanto al miglioramento produttivo quanto all’impatto ambientale dei suoi prodotti e non solo. In tal senso, anche lo stabilimento Bonomelli di Dolzago (LC), inaugurato da pochissimi mesi, è all’avanguardia dal punto di vista green, in quanto utilizza energia proveniente al 100% da fonti rinnovabili. Il solo impianto fotovoltaico (installato sul sito nel 2013), produce il 30% del fabbisogno energetico, evitando così l’emissione di oltre 1.700 tonnellate di CO₂. Con i nuovi impianti di climatizzazione, inoltre, si ha una riduzione di consumo di gas naturale con un abbassamento delle emissioni dirette di CO₂ equivalente pari al 15% annuo.

Noi siamo convinti che la sostenibilità di un prodotto si definisca e si valuti nel suo complesso, dalla scelta delle materie prime alla produzione fino alla vendita e in questo senso il nostro impegno rimane indirizzato sempre al rispetto dell’ambiente, come dimostrano concretamente tutte le scelte che prendiamo e attuiamo quotidianamente.

Nella speranza di essere stati sufficientemente esaurienti, rimaniamo a Sua disposizione per qualsiasi dubbio o necessità di ulteriori chiarimenti.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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Osvaldo F
Osvaldo F
18 Marzo 2026 16:21

Prima di avere letto la risposta del produttore, avevo proprio pensato alla questione della standardizzazione della confezione. Da non esperto la risposta mi pare plausibile. Aggiungo che nei ripiani dei negozi, confezioni troppo piccole tendono a non essere “stabili” specie quando sovrapposte, avendo limitata superficie di appoggio.
Poi, che ci siano effettivamente confezioni “furbe” è vero, in genere più che overpackaging lo valuto come skrinflation, la confezione resta la stessa ma il contenuto è minore… Come è consigliabile valutare il prezzo al chilo e non alla confezione, per il contenuto bisognerebbe valutare il contenuto a peso/numero (bustine) 🙁
Peraltro, un po’ di cartone in più non ammazza nessuno (e protegge il contenuto), il problema è quando il più è plastica, e le vaschette di polistirolo per una braciola (o gli affettati pronti in vaschetta, che tra l’altro costano MOLTO più degli sfusi), questi sono pasticci davvero. Sperando che almeno vengano correttamente riciclati

Maria luisa
Maria luisa
18 Marzo 2026 22:06

Purtroppo non è l’unico in quanto a spreco di materiale , Nescafe’ ginseng , 10 bustine da 7gr ciascuna che navigano in crociera in una scatola in cui ce ne starebbero comodamente altre 10.

AndreaC.
AndreaC.
21 Marzo 2026 09:15

Dormi bene, sogni belli, filtro fiore Bonomelli..

Tante belle parole…..Aggiungessero qualche bustina in più di camomilla e saremmo tutti più contenti :->
14 bustine sono poche ! La versione “setacciata” ne ha 18. Considerando l’ingombro del “fiore” almeno 2 in più ci starebbero.

Bonomelli propone anche prodotti (tisane) in scatole di dimensioni ridotte, cioè proporzionate al contenuto . In questo caso lo sforzo già l’ha fatto. Temo, tuttavia, che il consumatore non le gradisca, non è abituato. Il cervello è più gratificato se porta a casa uno scatolone (presenti e i bambini a Natale? Se vedono il pacco regalo gigante già sono contenti, prima di scartarlo) Sugli scaffali vengono visivamente schiacciate da quelle delle concorrenza.

Infine, putroppo il consumatore italiano non gradisce il prodotto “sfuso”. Nella GDO difficile trovare fiori di camomilla, té in foglie ecc….preferisce gli scarti di lavorazione. Bonomelli propone anche i “fiori di camomilla” nella latta, ma, evidentemnte, non vanno per la maggiore …per colpa NOSTRA.
Chi è interessato e vuole ridurre l’impatto ambienatle, compri quella (in proporzione costa meno).

La filtrofiore con “fiore” è una via di mezzo dettata da esigenze industriale.

EmanueleFM
EmanueleFM
23 Marzo 2026 09:18

Io noto questa pratica in una marea di prodotti, come qualcuno già spiegava, quando si compra il fresco le grandi catene di supermercati ormai confezionano tutto in buste giganti, anche di plastica e polistirolo, anche se si tratta di 2 spiedini, dove c’è ne potrebbero stare 6, ma non è l’unico caso, confezioni sovradimensionate per brioche, cornetti, patatine, che se non sei attento a leggere sembra che compri 10 pezzi e poi sono 6, i biscotti ormai hanno tutti mezzo pacco vuoto.
Non parliamo poi di alcuni surgelati, sia quelli nel cartone che nella plastica trasparente, oppure tutte quelle confezioni di salmone tonno, pesce spada che sembra che stai acquistando chili di prodotto, ma dentro c’è un etto di materia prima ed è tutto cartone spesso e plastica.
È anche una scelta di marketing, con una confezione grande il prodotto salta all’occhio, soprattutto quando rivedono la grafica del packaging.

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