Cane mangia crocchette da una ciotola accanto a un gatto che lo guarda

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore la notizia di 135 lotti di crocchette per cani e gatti richiamati precauzionalmente per la possibile presenza di sottoprodotti di origine animale, forniti da un’azienda terza al produttore. Una lettrice ci scrive stupita dopo aver letto quali sono i sottoprodotti di origine animale usati per la produzione del pet food.Di seguito la lettera giunta in redazione e la nostra risposta.

La lettera sul pet food

Buongiorno, ho letto la notizia sull’allerta delle crocchette per cani e gatti contaminate e sono rimasta sorpresa dalla lista degli ingredienti che avete riportato come materia prima base per preparare le crocchette e le scatolette. Ho sempre pensato che non si potessero usare piume e interiora e altro materiale di scarto. Sapevo della carne separata meccanicamente, ricavata dalla spremitura delle carcasse dei polli dopo avere asportato le interiora, ma non degli altri sottoprodotti. Poi ieri sera ho visto un servizio di Giulia Innocenzi a Report su Rai 3 in cui spiegava che 3.000 kg di sottoprodotti di carnetta proveniente dal macello Bervini era stata utilizzata da un’azienda di Fiorenzuola d’Adda per produrre cibo per animali. Con buone probabilità si tratta di lotti di sottoprodotti  ad allerta in quanto ottenuta  da carne scaduta che non poteva essere destinata a cibo per animali.
Marzia

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Per la produzione di pet food, si riutilizzano parti di animali sani non utilizzate per la produzione di carne per l’alimentazione umana

La nostra risposta

Gentile lettrice, la sua sorpresa è comprensibile e comune a molti proprietari di animali. Spesso l’immagine che abbiamo del pet food è influenzata dal marketing, che evoca filetti e tagli nobili, ma la realtà industriale segue logiche di recupero e sostenibilità molto diverse, seppur rigorosamente normate a livello europeo dal Regolamento CE 1069/2009.

Il materiale utilizzato appartiene alla cosiddetta “Categoria 3”: si tratta di parti di animali che hanno superato l’ispezione veterinaria e sono idonei al consumo umano al momento della macellazione, ma che noi, per abitudine culturale o scarso valore commerciale, non portiamo in tavola. Ecco, in sintesi, cosa finisce abitualmente nelle formulazioni delle crocchette e dell’umido.

Un recupero totale della carcassa

Partendo dal maiale, è molto comune l’uso della pelle (cotenna), preziosa per l’apporto di grassi e collagene, e del sangue, che viene essiccato e trasformato in una polvere proteica ad alto valore biologico. Parti come orecchie e muso vengono tritate nelle farine o vendute come snack, mentre la placenta è un ingrediente legalmente ammesso. Una nota importante riguarda l’intestino: può essere utilizzato, ma la legge impone che sia accuratamente svuotato e lavato.

Spostandoci sul pollame (pollo e tacchino), oltre alla carne separata meccanicamente che lei già citava, si utilizzano le zampe e i becchi per il loro contenuto di calcio. Non si buttano nemmeno le piume: attraverso un processo chimico chiamato idrolisi, si “spezza” la cheratina rendendo le proteine delle piume digeribili e utili soprattutto nei cibi per animali con forti allergie. Ovviamente, le carcasse spolpate e i visceri (cuore, fegato e apparato digerente pulito) completano la ricetta.

Primo piano sulle piume di un pollo o una gallina
Attraverso un processo chiamato idrolisi, si “spezza” la cheratina rendendo le proteine delle piume digeribili pronte da inserire nel pet food

Per quanto riguarda il bovino, nelle scatolette di cibo umido è frequente trovare trachea e polmoni, utilizzati per dare volume e consistenza, insieme a mammelle (fonte di grasso) e tendini macinati.

Infine, il mondo del pesce (salmone e pesce bianco) non fa eccezione. Poiché noi mangiamo quasi esclusivamente il filetto, l’industria del pet food recupera tutto il resto: le teste e le lische formano la base delle farine di pesce, mentre la pelle è la fonte principale da cui si estrae il prezioso olio di salmone ricco di Omega-3. Sono inclusi anche le uova e il latte di pesce, eccellenti nutrienti che semplicemente non hanno mercato nella nostra distribuzione alimentare.

Perché si usano nel pet food?

L’uso di questi sottoprodotti risponde a esigenze nutrizionali visto che molte parti sono ricche di amminoacidi, minerali e vitamine. Poi c’è un motivo economico importante. Queste materie prima costano davvero pochissimo e quindi i costi di produzione si riducono drasticamente. Poi c’è un aspetto di economia circolare da non trascurare. Queste materie prime dovrebbero essere smaltite come rifiuti, con un enorme impatto ambientale, per cui utilizzarle per il pet food è una ottima soluzione.

Il problema sorge quando questo sistema di “recupero sicuro” è inquinato da pratiche scorrette, come l’uso di sottoprodotti non conformi o contaminati. È proprio su questo confine che si giocano le allerte sanitarie come quella che abbiamo documentato.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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